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Il caffè sospeso a Napoli: tra solidarietà e folklore

Il caffè sospeso a Napoli è una bella pratica di solidarietà, un gesto filantropico che associa il gusto insostituibile della bevanda famosa in tutto il mondo con l’altrettanto famosa generosità partenopea.

Il caffè sospeso di De Crescenzo

«Una volta a Napoli, nel quartiere Sanità, quando uno era allegro, perché qualcosa gli era andata bene, invece di pagare un caffè ne pagava due e lasciava il secondo caffè, quello già pagato, per il prossimo cliente. Il gesto si chiamava “il caffè sospeso”. Poi, di tanto in tanto si affacciava un povero per chiedere se c’era un “sospeso”. Era un modo come un altro per offrire un caffè al resto del mondo».

Sul caffè sospeso De Crescenzo si esprime così nel suo libro omonimo illustrando la tradizione nata nella città partenopea che bene rappresenta l’umanità e la generosità del popolo partenopeo.

Come nacque la tradizione del caffè sospeso

A quanto pare la tradizione del caffè pagato a Napoli iniziò a diffondersi durante i primi anni del ‘900; tempi difficili durante i quali chi poteva permetterselo iniziò a pagare due tazze di caffè, una da consumare subito ed una da lasciare a chi non poteva concederselo.

A potersi permettere un caffè al bar era infatti prevalentemente l’aristocrazia o l’alta borghesia partenopea: lasciarne uno pagato significava, quindi, dare la possibilità ai meno fortunati di potersi fermare al bancone e gustare una tazza di buon caffè.

Per altri la tradizione del caffè sospeso a Napoli sarebbe nata a causa delle discussioni insorte tra gruppi di amici al momento di pagare il caffè; nel dubbio tra chi aveva consumato e chi no si lasciava sempre una quota in più a beneficio del prossimo consumatore.

Il caffè sospeso da Napoli al resto del mondo

Oggi si può chiedere un caffè sospeso a Palermo, così come a Roma o a Torino perché fortunatamente il gesto solidale si è diffuso in tutta la penisola.

Ma la pratica del caffè sospeso ha preso piede anche in molti altri bar del mondo, dalla Spagna al Canada, dalla Francia al Belgio, alla Finlandia fino ad arrivare in Russia e in Argentina.

Nel paese sudamericano in particolare, ha poi assunto una caratteristica specifica allargandosi alla tradizione alimentare del Paese e diventando l’empanada pendiente, ossia la pratica di lasciare pagato il tipico street food argentino, il fagottino di pasta ripiena di carne.

Caffè sospeso: libri e curiosità

Il caffè pagato a Napoli è un gesto nobile, perché il gusto del caffè non va negato a nessuno. Per raccogliere tutti gli aneddoti e le curiosità legate alla famosa bevanda, nel 2008 lo scrittore Luciano De Crescenzo ha pubblicato il libro “Il caffè sospeso. Saggezza quotidiana in piccoli sorsi”.

Il 3 maggio 2010, lo storico bar partenopeo “Il Gambrinus”, per festeggiare i suoi 150 anni, ha voluto offrire un caffè alla città. Chiunque poteva avvicinarsi al banco e chiedere un caffè pagato: un atto di amore per la città e per rispolverare questa tradizione tutta partenopea.

Caffè al bar o a casa?

Mentre cresce la speranza che i filantropi continuino a lasciare il caffè sospeso in tutti i bar di Italia e del resto del mondo, chi volesse intanto gustare una buona tazza di caffè espresso, può provare NESCAFÈ Dolce Gusto Espresso Napoli, il caffè più intenso della gamma, dal corpo ricco e dal gusto persistente dato dalla miscela di Arabica e Robusta. Non serve andare lontano: la travolgente personalità di Napoli in un caffè espresso dalla pregiata miscela vi sarà sentire a casa.

Caffè Sospeso Napoli